15-16 Settembre 2018 – Solennità N.S. Addolorata – Camogli

Particolarmente ricco ed interessante è stato quest’anno, nella ricorrenza della festa di N.S. Addolorata, il programma degli appuntamenti liturgici proposti dall’omonima Confraternita al Boschetto di Camogli, nell’anno in cui ricorre il cinquecentesimo anniversario delle apparizioni.

La prima S. Messa del Triduo è stata celebrata giovedì 13 in Oratorio dal Padre Olivetano dom Beda che ha brevemente commentato la Parabola del Seminatore tratta dal Vangelo di Marco, sottolineando come la Madonna desideri che i suoi figli siano testimoni dell’amore di Dio.

Alle ore 21, sempre in Oratorio, è stata celebrata la S. Messa per le vocazioni sacerdotali, diaconali e religiose dal novello sacerdote ‘camoglino’ Don Francesco Mortola.

Il giorno seguente, nel pomeriggio il nuovo Parroco di Camogli, don Danilo Dellepiane ha celebrato la funzione a suffragio dei defunti dell’ultimo semestre.

Sabato 15 nel pomeriggio la S. Messa è stata celebrata dal novello sacerdote Don Andrea Carcassole che per la sua meditazione sull’ Addolorata ha preso spunto da San Bernardo il quale diceva che se è vero che il Figlio ha patito nel corpo, è anche vero che la Madre ha patito nell’anima, come Simeone profetizzò nel Tempio (Luca 2, 35).

Alla sera, dopo i Vespri Pontificali presieduti da Sua Ecc. Mons Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia – San Remo, si è svolta la Processione con l’arca della Madonna Addolorata accompagnata da quattro crocifissi. Hanno partecipato le confraternite ospiti di N.S. del Suffragio di Recco, N.S. della Cintura di Capreno, N.S. di Montallegro di Canepa di Sori, Madonna del Rosario del Promontorio di Sampierdarena, Santa Maria Assunta di Nervi, San Giovanni Battista e Santa Croce di Varazze, gruppi di portatori della Val Polcevera e di Fabbriche di Voltri.

Al termine della processione Monsignor Suetta, prima della solenne benedizione, ha detto di avere vissuto questo momento spirituale come un piccolo pellegrinaggio nella celebrazione del mistero del dolore di Maria. Quello che può sembrare addirittura un paradosso, ovvero fare festa per il dolore, in realtà lo facciamo alla luce della Sacra Scrittura contemplando Maria Addolorata presso la Croce.

Il dolore ha accompagnato come esperienza e vocazione Maria durante tutto il suo cammino di fede, ad iniziare dall’Annunciazione. Per quanto riguarda noi, la contemplazione cristiana ci fa vivere l’esperienza del dolore e della sofferenza in senso positivo, nella prospettiva della fede ed in questo modo il mistero del dolore si trasforma una strada per la salvezza.

Il giorno seguente in Santuario è stata celebrata, sempre da Monsignor Suetta, la Santa Messa solenne per tutti i benefattori dell’Oratorio.

Prendendo spunto dal cinquecentesimo anniversario delle apparizioni, nella sua omelia Monsignore ha osservato come sia un particolare ricorrente nelle apparizioni della Vergine la richiesta dell’edificazione di una Cappella. “Credo che sia una sorta di memoria genetica della sua fede perché la Sua avventura di fede e la sua storia con Dio è iniziata da una singolare richiesta di Dio, che ha voluto trovare casa nel suo grembo”, ha spiegato. Dio vuole abitare in mezzo agli uomini per aiutarci a capire che questo mondo non è la nostra patria definitiva e che siamo in ‘esilio’ come ripetiamo anche nella Salve Regina.

Collegandosi poi all’Addolorata, Monsignore ha ricordato come la Passione di Cristo e il Dolore di Maria “ci aiutano a contemplare il senso della fatica e del dolore nella nostra vita”. In questo modo noi “impariamo a considerare la fatica, che è nostra compagna di viaggio, come un dolore di parto, come un dolore che a partire da un senso di fragilità ci conduce ad una prospettiva di pienezza”.

Monsignore ha concluso l’omelia osservando che mentre in questa giornata stiamo contemplando Maria ai piedi della Croce, quando Gesù consegnò Maria alla Chiesa e la Chiesa a Maria, vengono in mente le parole che l’Angelo disse a Giuseppe “Non temere di prendere con te Maria”.

Parole che oggi vengono dette anche a noi.

 

Alessandro Mortola

 

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