Ex Voto

Il Santuario di Nostra Signora del Boschetto sorge sull’altura soprastante il centro di Camogli e da secoli è luogo di un culto mantenuto vivo con costante attaccamento e fede. In particolare, quella che è stata definita “la città dei mille bianchi velieri” lo ha eletto a Santuario dei propri naviganti e ha lasciato concreta testimonianza di ciò in un nucleo di ex voto marinari. Analizzando tali opere è ancora oggi possibile ricostruire importanti dettagli della vita della gente di mare, soprattutto per quanto relativo alla navigazione ottocentesca e, cogliere i particolari aspetti della loro religiosità. Del resto, come ha già sottolineato Cesare Ciano, “i marinai hanno sempre scelto la Vergine come loro protettrice da tempo immemorabile. Su tutte le coste dalla Spagna al Canada, alla Normandia alla Grecia, si ergono sui promontori, in vista del mare, innumerevoli chiese e monasteri, che sembrano volere stendere la loro tutela su tutti coloro che si avventurano sul mare e ne affrontano i pericoli”. In questo senso è invece singolare il caso del Santuario del Boschetto non solo per il fatto che praticamente non è visibile dal mare, ma soprattutto per l’essere, forse anche in conseguenza di questa collocazione, quasi esclusivamente oggetto della devozione dei camogliesi che, ovunque si trovassero nel mondo in difficolta, dimostrarono la propria riconoscenza, ritornati alle proprie case, alla “loro” Madonna. Ben documenta tale attaccamento al caso, tra gli altri, dell’ex voto del brigantino ‘Prospero Padre’ fatto eseguire da Adam a Le Havre, ma portato a Camogli e offerto alla Madonna della propria terra, e soprattutto la serie di dipinti fatti eseguire dai camogliesi ai Camillieri e ai Roux di Marsiglia. 

Gli ex voto marinari del Boschetto sono dunque un nucleo estremamente particolare capace di offrire una documentazione preziosa sulla realtà camogliese, sulle imbarcazioni, i loro comandanti, gli armatori, le rotte battute per tutto il corso dell’Ottocento, ma al tempo stesso, data la rilevanza in quel secolo della marineria camogliese nel mondo, si pongono come fonte storica di respiro non solo locale. Purtroppo una parte di questo importante patrimonio deve essere andato disperso già in tempi lontani e lo studioso locale Gio Bono Ferrari poteva scrivere: “tutti gli altari e tutte le pareti della chiesa erano coperti di ex voto marinari. Navigatori ottuagenari, degni di fede e rispetto assicurano che in questa chiesa vi fossero più di 400 quadri di bastimenti…  Oggi, 1938, gli ex voto di bastimenti nel Santuario sono soltanto 76, molti dei quali, è doloroso ammetterlo, in pessimo stato di conservazione.” L’amareggiata considerazione del Ferrari era divenuta realtà drammatica, fino a che non si è finalmente potuto avviare il sistematico intervento di restauro. Si è così impedito che le pessime condizioni conservative causassero la perdita definitiva di alcuni degli ex voto marinari, come probabilmente è accaduto ai cinque che, rispetto alla cifra indicata dal Ferrari, non risultano più conservati nel Santuario. Per quanto concerne i 400 che, sempre secondo Ferrari, gli ottuagenari ricordavano nella chiesa presumibilmente a metà Ottocento, è da ritenere fossero in gran parte il nucleo accumulatosi presso il Santuario prima di tale data e di cui oggi praticamente non ne resta alcuno. La fede verso questo luogo di culto è infatti secolare mentre attualmente gli ex voto sono solo ottocenteschi. Numerosi ex voto accumulati in chiesa a partire dalla sua costruzione, devono essere andati dispersi a causa delle travagliate vicende storiche dell’edificio. Il legame tra gli abitanti di Camogli e il mare è alla base delle principali celebrazioni religiose locali che hanno scandito la vita di pescatori e naviganti per secoli. Gio Bono Ferrari riporta che, fino al secolo scorso, le barche dirette alla Gorgona per la stagione della pesca erano accompagnate dalla benedizione impartita dagli spalti di Castel Dragone con il busto reliquiario di San Prospero. E se I’attuale Basilica deve ai pescatori l’altare settecentesco dedicato a San Fortunato, e ai naviganti la ricchezza del, suo decoro (per il quale devolvevano, autotassandosi, un sesto dei loro guadagni) la più viva delle tradizioni era quella per cui sempre, prima di ogni imbarco, e soprattutto in ringraziamento al ritorno, i naviganti rendevano omaggio alla Madonna del Boschetto recandosi al Santuario. Durante la navigazione l’immagine di quella Madonna accompagnava i camogliesi, magari insieme a quella dei due santi patroni della loro terra, San Prospero e San Fortunato, e il legame con queste immagini e con il valore che ad esse veniva dato emerge in modo quasi commovente dal diario del comandante del brigantino “Nemesi” scritto dopo il naufragio in attesa di essere salvati. Quando nonostante traversie come quelle passate dall’equipaggio del “Nemesi” si riusciva a ritornare a Camogli, alla visita di ringraziamento al Boschetto si accompagnava l’offerta dell’ex voto per mantenere fede a una promessa fatta nel momento del pericolo.

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Nell’offerta si rispettava il patto siglato con la Vergine, ma il tipo di ex voto che si viene a definire per questo genere di episodi assume caratteristiche e rilevanze ben oltre il gesto di fede. L’aspetto religioso si esaurisce infatti nell’atto dell’offerta e nella collocazione materiale di un segno di riconoscenza all’interno del luogo sacro. Nel caso del Boschetto questo sembra l’elemento rilevante tanto che, per lo più, è prestata scarsa attenzione alla raffigurazione della Madonna all’interno del dipinto e ancor più alla sua riconoscibilità iconografica come “Madonna del Boschetto”. L’elemento soprannaturale è liberamente suggerito dall’autore dell’opera che, in mancanza di richieste precise da parte del committente ripete il proprio modello “standard” di Madonna, come è il caso di Domenico Gavarrone, o si lascia andare a varianti personali, come nel caso di Arpe. Comunque contrariamente alla tradizionale pittura votiva in cui largo spazio del dipinto è destinato alla raffigurazione dell’intervento divino, l’apparizione ha uno spazio minimo: nelle opere di Canetta la Madonna è quasi un punto nel cielo, sottolineato solo da un concentrarsi di toni chiari.

Nell’ambito degli ex voto marinari è soprattutto nella produzione ottocentesca che la ricerca di oggettività finisce con il far prevalere la raffigurazione terrena su quella soprannaturale fino ad operare una desacralizzazione della divinità confinata in secondo piano o addirittura assente.

Per questo è ovviamente richiesta estrema precisione nella raffigurazione dell’episodio, non solo per desiderio di rievocare con esattezza un evento, ma soprattutto per ottenere perfetta rispondenza tecnica tra la realtà e I’immagine.

Questo determina la necessità di rivolgersi a pittori specializzati, capaci di capire e tradurre nel dipinto i dettagli indicati dal committente. Ne deriva un costante ricorrere a professionisti del genere la cui abilità rende gli ex voto marinari da loro eseguiti un caso isolato nel contesto della più generale produzione di ex voto. Nulla del tono naif che normalmente caratterizza il genere è dato ritrovare in queste opere che, come rilevato da Carta “sono così ragguardevoli per la loro scienza navale, che ciò che perdono in ispirazione lo guadagnano in precisione”.

Dimostra con evidenza questa particolare impostazione il confronto tra le tante opere di “specialisti” come Gavarrone e Arpe, o anche Canetta, e le poche eseguite da pittori “generici” attenti a rendere un’atmosfera e un’emozione più che a descrivere dettagli e che non a caso preferiscono al nitore dell’acquarello su carta la vibrante superficie del dipinto a olio: all’interno degli ex voto marinari del Boschetto lo dimostrano le tele con cui si è voluto rendere la furia del mare nel porto di Camogli o la drammaticità del recupero di un uomo in mare nel buio della notte. Emerge dunque costante il nesso tra il ricorso ad artisti di formazione più accademica, estranei alla tradizione popolare della pittura votiva, e una classe di committenti costituita dalla borghesia marinara fatta di armatori e capitani. E’ sul loro esempio che si è poi determinata una tradizione e che questa è divenuta comune a tutto l’ambiente: così il marinaio segue l’esempio del capitano e anche egli si rivolge a un pittore specialista per fare eseguire il proprio ex voto.

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Infatti, questo genere di pittura votiva “presuppone un comune codice interpretativo all’interno del contesto che lo commissiona” e in questo senso il nucleo del Boschetto, soprattutto nel suo attuale configurarsi, è contraddistinto da singolare omogeneità. Sempre più emergendo la specificità del culto di questo Santuario sembra quindi che il committente di ex voto ad esso destinato sia consapevole di andarsi ad inserire in un contesto “specialistico” e che pertanto sia indotto all’uso di un linguaggio figurativo e verbale da addetti ai lavori.

Si è detto della ricercata precisione nella riproduzione dell’imbarcazione, del tipo di fortunale da cui è stata investita, ma altrettanta precisione è inoltre da rilevare nelle minuziose descrizioni verbali con cui si indica il fatto accaduto. È dalla parte scritta che si ricava l’indicazione del tipo di imbarcazione, del suo nome e di quello del capitano, e cioè una serie di dati fondamentali per la ricostruzione della storia della marineria camogliese. Ma, attraverso i luoghi e i fatti richiamati, si ricava anche la rilevanza di quella marineria nel mondo marittimo del tempo poiché i contesti rievocati sono i più diversi, dall’attività della pesca all’intensa attività commerciale svolta affrontando il rischio di assalti della pirateria levantina, dall’impegno nella campagna d’Algeria e nella guerra di Crimea, ai grandi viaggi oltreoceano non solo a New York, ma anche nella lontana Sidney. E a seconda delle circostanze ecco susseguirsi gozzi, navicelli, bombarde, ma soprattutto brigantini, l’imbarcazione più rispondente alle esigenze della marineria camogliese di pieno Ottocento e quella più ricorrente negli ex voto del Boschetto.

I toni di bordo: latitudine e longitudine, spesso a sostituire una più esplicita indicazione geografica, tipi di vento, manovre eseguite e ovviamente terminologia tecnica per le varie parti della nave citata. Ne risulta escluso chiunque non sia dell’ambiente, ma era il linguaggio di tutti e la lettura di quei testi era come sentire di nuovo riecheggiare i racconti orali di cui spesso anche la trascrizione conserva espressioni gergali e tono dialettale.

E, nel racconto verbale, la sottolineatura dell’intervento divino è più esplicita che nell’immagine forse perché nella voce, oltre all’informazione, è sia la gratitudine che il tono didattico che vuol documentare la salvezza trovata nella fede. È questo il luogo dell’ex voto in cui accanto al lato più tecnico riesce ad emergere l’umano, praticamente negato nella parte figurata. Infatti, se in essa minimo spazio è dato alla raffigurazione della divinità, quasi nulla è la rilevanza concessa alla presenza umana che è evocata con precisi, anche se veloci, tratti non tanto per sottolineare la autenticità della situazione per i veri protagonisti, quanto per fornire ulteriori indicazioni sulle manovre compiute e le decisioni attuate per far fronte alla situazione. Proprio la specificità dell’ambiente in cui l’ex voto sarà esposto porta infatti a non tralasciare, accanto alla gratitudine per l’intervento Soprannaturale l’orgogliosa indicazione di quanto, senza arrendersi, capitano ed equipaggio hanno coraggiosamente fatto per salvare se stessi, la barca e il carico. Aldilà del rischio della vita poteva infatti rivelarsi ugualmente drammatica la perdita di questo ultimo spesso causa di rovina economica.

Per crearsi una qualche tutela da questi drammatici ma inevitabili eventi, proprio a Camogli nacque nel 1853 la prima assicurazione marittima, la “Mutua Assicurazione Marittima Camogliese” grazie alla quale se un bastimento camogliese naufragava oltre cinquecento soci erano pronti, entro ventiquattro ore dall’accertamento del naufragio, a fornire all’armatore colpito una nuova imbarcazione Ai rischi collettivi si aggiungevano poi i pericoli per il singolo, la rovinosa caduta dall’alto di un pennone durante una manovra o anche una malattia in terre lontane: di tutto il pittore rendeva meticolosamente conto cercando la massima aderenza al racconto e alle aspettative del committente.

Si stabiliva così un rapporto di fiducia che per un determinato periodo rendeva un pittore il punto di riferimento costante; lo prova al Boschetto il nutrito gruppo di opere dello stesso autore in specifici momenti. Nella prima metà dell’Ottocento il riferimento è Marsiglia con Camillieri e i Roux mentre negli anni Cinquanta e Sessanta è Gavarrone il pittore che sembra avere il monopolio delle committenze camogliesi per essere poi soppiantato, dopo un momento in auge di Canetta, da Arpe cui si devono gli ex voto degli anni Ottanta. Tra tutti, certo Domenico Gavarrone sembra il più meticoloso e più esperto nel disegno dei dettagli nautici, così da rendere le sue opere veri documenti per la storia e per l’iconografia della navigazione a vela per il rigore esecutivo che, come suggerito da Campodonico, induce a supporne una formazione in ambito cantieristico.

Anche il mare è descritto con uguale intento documentario per visualizzare il modo in cui la sua forza si è abbattuta sull’imbarcazione per cui ne risulta una visione di raggelata precisione che nulla lascia al pathos: più concitato il mare di Angelo Arpe, per altro attento anch’egli alla minuziosa descrizione dell’imbarcazione, ma è soprattutto il genovese Giovanni Canetta che sembra capace di aggiungere emotività e atmosfera alla cura dei dettagli. A differenza degli altri, che quasi sempre firmano e datano le proprie opere, Canetta raramente le sottoscrive, ma il suo fare personale ne rende comunque individuabile la produzione.

Questa è anzitutto caratterizzata da una tavolozza che rifugge gli azzurri puri e un po’ improbabili del Gavarrone per ricercare, con velature successive, i vibranti toni che arrivano al violaceo nel mare mentre il cielo livido è squarciato da pennellate aranciate. Le imbarcazioni sono presentate con I’inclinazione più diversa in uno spumeggiare turbolento che non ha nulla della regolarità ondosa sia di Gavarrone che di Arpe. Ma non è da escludere che proprio questi elementi abbiano determinato I’ascesa della fortuna camogliese di Arpe, più rispondente alla ricerca di oggettività della società armatoriale e marittima. Come Gavarrone, anche Arpe sarà tra i pittori più ricercati per l’esecuzione non solo di Ex voto, ma anche di “ritratti” delle singole navi, impavesate e a gonfie vele, destinate a casalinghe parate in uffici o abitazioni. Con Arpe si può considerare avviato al declino il momento d’oro di questo genere di pittura che segue le sorti della fine della navigazione a vela e, in particolare, della grande marineria camogliese.

 

Ormai il futuro era nel vapore e nei nuovi bastimenti occorreva convertire, non certo senza traumi, l’intero armamento. I salari della gente di mare divenivano sempre più esigui, cresceva la disoccupazione e spesso, mancando alternative, l’unica soluzione era l’emigrazione. Si concludeva così tristemente l’epopea della navigazione a vela e di Camogli come “città dei mille bianchi velieri” e, dato il già sottolineato nesso diretto tra questa realtà e il particolare nucleo di ex voto del Boschetto, si interrompe anche bruscamente in questi anni l’offerta di ex voto alla Madonna che resta proprio legata, dunque, alla devozione e alle preghiere dei marinai dei grandi velieri ottocenteschi.

Nel Santuario del Boschetto gli ex voto marinari sono quindi testimonianza storica unica e irripetibile del territorio e della società che li ha espressi: perciò il Santuario è, e deve rimanere, il luogo “natale” per queste opere a tutela del loro significato devozionale, ma deve anche essere esso stesso archivio di cui gli ex voto costituiscono “le carte”. Il lavoro ancora da fare, anche a livello di studio del nucleo del Boschetto, è molto, ma il sistematico interve

 

nto di restauro cui sono stati sottoposti permette di partire avendo garantito la loro conservazione e avendo contribuito a realizzare quello che nel 1934 Gio Bono Ferrari auspicava: “e verrà il giorno in cui il Santuario del Boschetto così caro ai camogliesi, nessuno escluso, sarà uno dei più belli e dei più invitanti della Liguria”.

Farida Simonetti